Capitolo 5: Gina, Va(')gina!

parola di Ammonio delle ore 17:05 di mercoledì, 27 febbraio 2008
"Oo ooo c c cch ei i, m m mme ne v va aa do. Ss si l llo ll lo o ntano da t te, ll l lo terr terr terrò a m mente, sts staa nne ce ee rt ta", ha gnaulato l'ultima volta quello stracciacazzi di gioacchino. Fare il maschio merdoso davanti alle sorelline non è cosa, al limone, tiggiuro. Cheppoi una zampata dritta sul culo, cazzodibbudda gliel'avrei dovuta dare, al limone. Porcammerda, le sorelline mi guardano storto. Porcammerda, devo smettere di fare la pazza. Porcammerda se mi snobbano io poi cosa cazzaccio faccio? Casa è un letamaio. Fuori greggi di peni dell'inferno. Checcerto, io sono così, eh. "Coriacea, mi raccomando", cantano le sorelline... Ssi, presto a dirlo. Voglia di cazzo a manetta. Eppoi 'sta benedetta comunione femminile quand'è che arriva?!  Mi piacerà? Mi sazierà? Agli inizi credevo di capire, giuro, capire, al limone. "Coriacea", cantano le sorelline, certo, al limone. Di coriaceo, per intanto, c'è solo lo scazzo.
Mappoi, fuori da qui, sai come cazzo butta? Mondo maschio schiaccia Gina, mondo maschio schiaccia Gina... Maledetti tarli in testa, li stanerò, cazzodibbudda, garantito, al limone. Ieri ho avuto uno scontro col vecchio: "sei una cessa, almeno raditi guarda tua madre quant'era bella guarda che coscia da puledra guardale le tette...", ah no, non ci ho resistito più. Tutto il giorno davanti alla televisione a smanettarsi davanti alle solite cassette, alle solite televendite pro-maschio schiaccia Gina, pro-maschio chiaccia Gina... Maledetti tarli. E maledette tette. Che io ho le tette, per tu saperlo. Garantito, al limone. E dietro tutti a sbavare. E quello stracciacazzi boccadicesso, quella tavola pustolotica umana, quel quel.. Quell'aborto di maschio, gioacchino, checcome al vecchio si smanetta davanti alle solite cassette, alle solite televendite... Presentava quei ricettacoli di carne. Il vecchio, mica gioacchino. E mia madre a fare la pin-up. E mia madre che lo lascia per Patricia, battona brasileira tutta figa e sentimento. E io che scopro di averci i testicoli. No, aspè, per ordine. Checcerto, io sono così, coriacea eh, come cantano le sorelline. E infatti ho 2 testicoli. E anche l'utero, nulla da dire. Sono la donna cazzuta. E mamma se n'è andata perchè non gliela faceva più a scosciarsi e a parlare con il vecchio trombone peloso e la bimba cazzuta. Tant'è. Anni passati a grattarmi i coglioni e a sognare coglioni e battone brasileire tutte fighe e sentimenti.. No, non è cosa, garantito al limone. Smarrimento totale. Ed ecco arrivare gioacchino. A fare pappa e ciccia col vecchio. A rubarmi le mutande dal cesto della biancheria sporca. A farsi crescere le tette. No, aspè per ordine. Con gioacchino mi sono scontrata anni fa alla manifestazione per i diritti delle pulci di mare. Lui faceva la mascotte. Già allora un maledetto parassita. Eppoi giù con la solfa dello stare assieme, delle uscite romantiche, delle passeggiate..Ora, apparte che da gioacchino non mi farei nemmeno guardale, se solo potessi, figurarsi lo scambio di liquidi corporei! Ma lui no, boccadicesso metifica, non ha capito un beneamato cazzaccio, garantito al limone. S'ingrifa quando lo tratto male. Eqquindi giù con la solfa fammi un bocchino, una sega, una spagnoletta, fammiti fammiti, dammela! Porca troiaccia, è uno schifo. E le tette! Si è fatto crescere un paio di cazzutissime tette! E giù con la solfa fammi un bocchino, uno piccolo uno solo.. No, non è cosa, garantito al limone. Maddopo, ecco le sorelle adorate del centro estetico. La luce. "Coriacea, mi raccomando", cantano le sorelline. "Comunione dell'anima".  "Maschio infame che esce dal letame". Un gruppo di fighe e sentimenti. E io voglio sentirmi così, tutta figa e sentimento. Voglio esserci, per quando le sorelline mi spiegheranno cosa cazzaccio me ne viene dal non scopare e rinchiudermi in meditazione. Mondo-Gina incula maschio, mondo-Gina incula maschio, promettono le sorelline... E io cazzaccio, non vedo l'ora. Garantito, al limone.
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Capitolo 4: Rex muore

parola di heathen delle ore 16:52 di lunedì, 16 aprile 2007
Odio i cani e i bambini. Ci sono momenti della giornata in cui il cortile se ne riempie a dismisura. Tipo quando sono con Amelia. Amelia è un pezzo di micia che non finisce più. E, visto che è in calore, ultimamente cerco spesso di avvicinarla. Mi liscio i baffi, sporgo il petto in fuori e mi esibisco nella più nobile delle camminate possibili. Sono un gran bel gatto, io. Ci ho le palle, io. Bruno avrebbe molto da imparare da me. Solo che, poi, quando sto lì lì per prendere Amelia, il coglione se ne spunta con i tre bambini dei vicini a dire: "Visto com'è bello? Non vi fa niente, è buono. Vero, Goffredo?" e cose così. E, intanto, vedo quella miciona di Amelia voltarsi sdegnata ed andar via. Io non sono buono, cazzo. Io vi graffio tutti, cazzo. E vaffanculo, vado via. Salvo poi incontrare per strada quel cagamarciapiedi del pastore tedesco del piano di sopra. Mi vede, mi fissa negli occhi, digrigna i denti e abbaia. Il vecchio rincoglionito che lo tiene al guinzaglio è un vecchio rincoglionito. Gli dice di stare buono, Bobby o come caspita si chiama, poi a casa ti do un premio. Ma Fido se ne sbatte allegramente e prende a rincorrermi. Il cataplasma che lo teneva se la cava con una lieve lussazione. Io sto lì a correre come un disperato e già sento la sua bava viscida ed il suo respiro mefitico sulla nuca. E quindi non mi rimane altro che attraversare la strada e tentare la sorte. Nel frattempo ci stanno un negro ed un tizio grasso e sudato che passano proprio da lì con una BMW blu. Ed è proprio per questo che mi rifugio immediatamente tra le braccia di Anna dall'altro lato della strada: la macchina non frena in tempo ed investe Snoopy che espira il suo ultimo patetico latrato. Sorrido a Bruno mentre mi carezza la testa e gli dico miao. Però il vecchio non ci ha ancora capito un cazzo e vuole giustizia. Tiene il bastone rivolto verso l'alto e lo muove minacciosamente vicino al cofano della BMW. Il grassone in giacca e cravatta si consulta col negro e decide di mandarlo in avanscoperta. "Di chi era quel gatto?" chiede.
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Capitolo 3: Bocca di cesso

parola di Ammonio delle ore 09:31 di giovedì, 12 aprile 2007
..cheppoi, salcazzo, no? Cioè, io mica lo sapevo che andava a finire così. Prima era il cazzo, no? Ora le tette. Tetteeeeeee... Gina ha delle tettone da urlo. E' tutta da urlo. Gina è la mia ragazza. Solo che lei si ostina a dire il contrario. Salcazzo, vero? Gina ha 19 anni. Gina studia per diventare estetista. Gina vede le passere di un sacco di ragazze al centro di bellezza. (Quella troia di) Gina non me l'ha data. Mai. "Infantile di là, menomato di qua, bocca di cesso".. Mi ha urlato contro, capite? E davanti a tutti. E solo perché una volta le ho chiesto un bocchino. Ecchessarà mai?! Mi dicevo, sono mesi che bazzichiamo assieme, ora è tempo di pompa, no? Io non sono insensibile. Pompa, avevo detto, mica passera.. Io sono maturo. Vado per gradi. Ma lei, no no, "infantile di là, menomato di qua, bocca di cesso".. E si ricomincia. E ora, le tette. Cheppoi, ve la devo proprio spiegare 'sta cosa qui, eh. Gina ha conosciuto una massa di lesbicone al centro, no? E si è messa in testa strane idee, no? Tipo, "io femmina sono superiore", e altre merdate del genere, no? E ha cominciato a non farsi più la ceretta - cosa del tutto anomala visto che lavora in un centro di bellezza ma là la giustificano perché è femminista e femminismo è bello- e a dirmi che non ha bisogno di me e del mio cazzo perché si basta da sola, odia i maschi e le sue amiche lesbicone sono meglio di qualsiasi iniezione di carne. No? E io, porca buttanaccia, ma se non lo hai provato come cazzo fai a dirmi 'ste cose? Cheppoi quindi offese a manetta davanti al lesbo-club e prese per il culo. E notate bene, quelle sono passere davvero da urlo. Che davanti a loro mi vien duro da matti. Sotto quella foresta pelifera ci sono tigri da domare. E Gina se n'è accorta. E si è incazzata di brutto. E ha cominciato a darmi della bocca di cesso davanti alle passerotte. E quelle mi hanno riso in faccia. E mi ha detto che non so cogliere l'essenza del suo essere donna. E io le ho detto che la coglierei volentieri la sua essenza di donna, se: #1 sfoltisse tutta quella peluria; #2, essenziale, me la mostrasse, anche da lontano. E lei è diventata rosso peperone, come la mia cappella dopo 5 seghe consecutive. E mi ha detto che devo starle lontano, che devo crescere, che sono un "infantilemenomatoboccadicesso". Non so se questo round l'ha vinto lei o io, eh. Ma sta di fatto che io sono andato a casa a masturbarmi come un pazzo pensando al lesbo-club, mentre lei è andata a realizzare le mie fantasie collesbo-club. Ripensandoci, avrei potuto giocarmela meglio. Eccosì ho deciso di cogliere la sua essenza di donna. Ma da lontano e con delicatezza, come un poppante. Eqquindi le pillole. Mia sorella minore le usa. Salcazzo perché ma le usa. Dice per le tette. E io questa parola la capisco subito, no? Dice per farsi crescere le tette. E perché? Perché le tette sono da donna perché è piatta come un uomo perché le tette fanno girare la testa a tutti e sono cose da donna da donna capite? E' da donna avere le tette? Si. E prendiamoci 'ste pillole per sentirci più donna, no? Niente cazzate da femminucce, solo una genialata così così che Gina vede quanto le sono vicino così che Gina vede che cerco di entrare nella sua mente - e, per direttissima, almeno spero, nelle sue mutande-, così che Gina tornerà da me portandosi dietro il lesbo-club. Si, ecco. Se la parleranno fra loro e mi vorranno tutte. Altro che "infantile e menomato e bocca di cesso". 'Ste pillole hanno cominciato a fare effetto e mi son venute su due tettine niente male. Le guardo allo specchio ogni mattina e le accarezzo. Ora capisco quant'è piacevole per tutte le pollastre. Accarezzarsi le tette. Io mi proporrei volontario per accarezzare tutte le tette del mondo. Ma ora ho le mie, anzi ho il regalo per Gina. E gliele ho mostrate una sera al centro di bellezza. "Guarda Gina, ho le tette. Ora sono più vicino a te. Mi fai un bocchino?". Ma lei si è incazzata da morire. Le ho chiesto scusa mica volevo che la prendessi così è solo un bocchino mica la passera sono maturo io vado per gradi ma lei no no a uralarmi che sono un folle che faccio schifo e impressione che quelle tette lì queste tette qui le mie tette sono uno schifo che le devo stare lontano che devo ricoverarmi e che non mi toccherebbe nemmeno con un bastone. E capirai, qui vince lei. Quando mai mi ha toccato? Insomma, morale è che mi ha mandato a cagare, se n'è scappata al lesbo-club a fare le porcherie che non vuole fare con me e mi ha lasciato lì solo con le mie tettine del cazzo e un cazzo di tre metri nei pantaloni. Merda.
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Capitolo 2: Blande ejaculazioni

parola di heathen delle ore 10:55 di martedì, 03 aprile 2007
Ho iniziato a farmi le seghe quando avevo dodici anni. Mi sedevo sulla sdraio, in compagnia del gatto Goffredo che gironzolava per la stanza, e sintonizzavo la TV sul canale privato delle televendite. Alle quattro del pomeriggio ne trasmettevano una dedicata ad una specie di tuta dimagrante in plastica azzurra. Un uomo, un po' in sovrappeso ed in giacca e cravatta da cafone, ne illustrava le straordinarie capacità in compagnia di due donne non più giovanissime, probabilmente ex aspiranti modelle, truccate ed acconciate alle bell'e meglio: due pezzi di carne da macello sorridenti e vogliose. Di me. L'uomo si avvicinava ad una delle due che, a comando, abbassava parte dei pantaloni a mostrare una natica grondante di sudore. Il puzzo di quella secrezione corporea si insinuava nella mia immaginazione ed occupava tutte le sinapsi disponibili. Mi eccitavo come un coniglio e andavo giù di mano come un forsennato. Io volevo essere quell'uomo.
Al buio della stanza che i miei mi permettono ancora di occupare, ogni tanto mi torna alla mente quel tanfo e la faccia di quell'uomo. Guardo Goffredo dritto negli occhi. Il gatto si arrampica sul letto e si siede sopra le mie ginocchia prima di esibirsi in un "miao" decisamente arrogante. Poi, leccandosi le zampe, mi dice: "Ammettilo, Bruno, tu sei un coglione. Sono dieci anni che non trasmettono più quella televendita".
"Si, ma ci sono sempre le fasce rassodanti" gli rispondo, infastidito.
"Cazzate. Non riesci neanche ad avere un ejaculazione degna" dice. Poi si rivolge ad Anna, seduta di fronte a noi: "Tu che ne pensi?".
Anna ha undici anni più di me ed un lavoro in banca. Con Goffredo dalla sua parte, si sente più sicura. "Io sono stufa" dice. "Ho già un divorzio alle spalle e non ho più voglia di badare alle insicurezze dei miei compagni".
"Cosa dovrei fare allora?" chiedo ad entrambi.
Goffredo finisce di mangiare la mosca che aveva afferrato con un balzo di mezzo metro e poi risponde: "Secondo me, dovresti cercare quell'uomo. Credo che possa esserti d'aiuto".
"E come faccio a trovarlo?" domando.
"Come si chiamava la ditta che produceva quelle tute?" chiede Anna.
"AdipGo".
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Capitolo 1: Dalle viscere, con ardore

parola di Ammonio delle ore 14:41 di lunedì, 02 aprile 2007
Salut, je m'appelle Babette.
Salut, je m'appelle Babette, mais..
Salut. Babette è mortà di scirosi epatique due ani fa, e io sonò la sua reincarnatiòn.
Salut! je suis un asgente esiologico di epatite acutà, moglio conosiuta comme epatite F. Pour gli amisci, Babette. E ho usciso Babette. E rasgiono con la sua testà. Ed ora mi ritrovò trasformata in una scelula impazzità che parla come una battona di Parisgi. Babette, ulalà.
Bon.
E' passato tonto tampo da quando uomini mi afferravano per i riscioli biondi sossorrandomi porcate nelle orecchie. Ora posso solo contaminare i podiglioni auricolari altrui. Mortale e contasgiosa come in vita, maman me l'aveva detto: non convertirti al buddismo che resti fregatà. 
Veramonte non è poi tanto male uscidere gli altri. Spescie se sei un asgiente esiologico escetere escetera. E' che non  ho mai ascettato le mie orisgìn. Come può una partiscela virale essere inoculata nei culì  dele scimie indiane Rhesus?!
Ero bellissima, mon dieu.. Meritavo un inissio miliore,non?
Maintenant sto mansgiando le scelule del mio nuovo ospitè. Sgioacchino, il s'appelle. E' brutto comme la morte. E si consuma a pugnettè. E si lomenta in continuasiòn per quella bacchettòn della sua ragassa che non vuole darglielà. E sci credo. Se fossi in vita, scambierei Sgioacchino per un asgente esiologico di epatite acutà, moglio conosiutacomme epatite F. E invesce, ciccià. La vita c'est una merd.
Battevo le strade a parisgi, presso rue de puttanelle. Un sgiorno conobbi un uomo MARAVIGLIOSO che fesce di tutto per lovarmi dai marsciapièd. Scercò di istruirmi ma presto capì che che non ero donna di lettere. Andavo moglio in oràl. Quindi, mosso da delusiòn, prese a sodomizzare bombini asiatici e i loro rispettivi onimàl domestique e io mi diedi alla bottiglia. "Scera una volta Babette, prinscipesa di rue di puttanelle"... Poi è mortà di scirosi epatique. Ed è divontate moi. Babette F.
Sgioacchino non so comme è ontrato nella mia osistanz.. Sgionte così non l'avrei fatta ontrèr nelle mie mutands, ma tant'è che siamo convivant. E lui ancora non lo sa. Coi prescedenti ospiti è andata divorsament: sono morti nel sgiro di pochi sgiorni in proda ad itteri vistosi e feci scacarell. Ma questo scarto umano assume strani mediscinàl che annullano i miei tontativi omiscidi. Pare che nel volersi avviscinare alla bacchettona della sua ragassà (che si logna sompre di quanto Sgioacchino sia ensensibl)pronda pilole anti-conscessionàl. Pour comprende meglio la sua femme, il dit. Pour provèr comme est avere le tette, je pense. Ma comunque, lesgete, lesgete le instruziòn: "...combatte l'asgente esiologico di epatite acutà, moglio conosiuta comme epatite F". Meeeerd! troverò il modo pour parler con la bacchettòn, che mi lasci fare quello che ontrambe voliamo: uscidere Sgiocchino. Il problema sarà convinscerla a darglielà, darglielà, darglielà. Così potrò avere lei aussi.
Salut, je m'appelle Babette. E prenderò anche voi, statene scerti.
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